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lunedì 26 maggio 2008

Sette Soldati della Vittoria – Grant Morrison e AAVV

La Slaughter Swamp. Neh-Buh-Loh, il cosmo sapiens. Una lancia che sferza il tempo fino a colpire millenni dopo. Divinità algoritmiche, zombie cannibali su Marte. Escapisti che fuggono dai buchi neri. Gloriana Tenebrae, la regina delle fate.

La DC, che sappiamo tutti essere la cugina strana della Marvel, aveva un po’ di personaggi cui voleva dare una ricolorata. E qua il discorso diventa complicato, perché ha chiesto a Morrison di farlo per lei: ora abbiamo sette miniserie, un numero zero ed un numero uno. Senza nessuna menata alla Animal Man, o chissà quale allegoria dantesca: solo intrattenimento di lusso, individui in calzamaglia – chi più chi meno, Frankenstein sembra più un ussaro – attori di una storia complessa e tridimensionale che cola idee come un panino ben fatto. Non è lecito che faccia altre anticipazioni: diciamo che se seguite il mondo DC, questa è la sua Civil War, ma senza Wolverine e senza la morte farlocca di Capitan America. Se non lo seguite, fa niente: non serve. Basta che abbiate voglia di leggere una bella storia.

Tanto per aiutarvi, vi riporto l’ordine di lettura suggerito da Morrison stesso, sufficiente da sé a vendere il prodotto e molto diverso da quello seguito nella comunque buona pubblicazione Planeta; niente che non poteste trovare da soli su Google, ma se non sapete che qualcosa esiste magari non vi viene neanche in mente di cercarlo: Seven Soldiers 0, Shining Knight 1, Guardian 1, Zatanna 1, Klarion 1, Shining Knight 2, Guardian 2, Zatanna 2, Klarion 2, Shining Knight 3, Guardian 3, Zatanna 3, Klarion 3, Shining Knight 4, Guardian 4, Mister Miracle 1, Zatanna 4, Klarion 4, Bulleteer 1, Frankenstein 1, Mister Miracle 2, Bulleteer 2, Frankenstein 2, Mister Miracle 3, Bulleteer 3, Frankenstein 3, Mister Miracle 4, Bulleteer 4, Frankenstein 4, Seven Soldiers 1.

Un soldato morirà. Sarà Barnabus, il Re degli orsetti?

Quando la graphic novel si fa chiamare fumetto

è segno che non si sta prendendo tanto sul serio. Street Angel (Brian Maruca - Jim Rugg) e Nextwave - Agents of H.A.T.E. (Warren Ellis - Stuart Immonen) mica si offendono se li chiami così. Il secondo è una serie Marvel per ora interrotta perchè mantenere Immonen costava troppo, nella quale un Ellis senza freni mette in scena una gang bang di supereroi poco famosi in cui ognuno ha il suo ruolo classico da distruggere: c'è il robot, quello coi poteri alieni - Capitan ****, l'unico inventato - la bionda che fa scoppiare le cose, la rossa con la pietra magica di Bloodstone, per finire con quella Monica Rambeau che nei Vendicatori c'è stata davvero. I cinque sono braccati da Dirk Anger, direttore dell'Highest Anti Terrorism Effort dal quale si sono ammutinati - che non è una parodia maniaco-depressiva di Nick Fury, e che sostanzialmente a differenza loro se ne frega di chi gli dà i soldi. Nel tentativo di curare l'America, i nostri si vedranno lanciare contro koala cannibali, i soliti ninja e pirati, broccoli delle risorse umane, giganteschi draghi dai calzoncini viola e altre cose molto più fiche che non vi dico, concludendo così nel mistero la mia solita lista di buoni motivi per leggere questa roba. Una lista che sostanzialmente potrei ripetere anche per il monografico Street Angel, storia della piccola ma potente senzatetto Jesse Sanchez, che combatte forze del male, nepotismo, ninja e fame con uno stile grafico straordinariamente dinamico e pieno di trovate che se aprite l'albo decidete sicuro di comprarlo. I Nextwave li avete già visti almeno nel secondo Marvel Zombies - sarà una mia idea, ma questi spin off assurdi sono le sole cose degne di nota della celebre casa americana. Street Angel andatevelo a cercare finchè ce n'è.

sabato 10 maggio 2008

From Hell

From Hell è grosso, maiuscolo, l’elenco telefonico di Londra come SERPENTI E SCALE era quello della Northampton di Alan Moore: un reticolo di nomi e piani temporali che il sedicente mago sfoglia, come William Gull sulla sua carrozza in giro per monumenti. Il dottor William Gull: fidato medico di corte, e Jack lo squartatore. Non frignate, Moore non vi nasconde niente sin dal primo rettangolo: la Storia è lì, e come in RISING STARS invece di svelarsi si amplifica. Non è IL COMPLOTTO (Will Eisner, grazie al quale chi si legge i fumetti oggi li può chiamare arte sequenziale) a costituire l’orgasmo dell’opera: è una scopata tra infermieri di fronte ad un Gull morente, apice del rito che egli stesso, massone toccato da (un) dio, compì usando la sua Londra come altare – PROMETHEA ritorna in tutto ciò che Moore combina. L’obelisco, il sole, il sangue. Una visione futura farneticante di un vecchio che sapeva troppo, dell’Inghilterra in bianco e nero di V FOR VENDETTA, del XX secolo di MAUS, del trionfo del dionisiaco: un BLACK HOLE nel quale l’individuo è perso e si chiede «perchè». Moore costruisce questo assieme ad un Eddie Campbell sudicio come la materia che trattano, in uno stile cinematografico che non va (non è possibile) al di là di WATCHMEN, ma che ipercomprime storia ed esoterismo in seicento pagine da nove vignette l’una - come un FELL che sia in grado di porre di nuovo le basi della graphic novel contemporanea.

(pubblicato originariamente su L'Imminente)